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Il legno

Curiosità


Il legno è una sostanza vegetale ricavata dal tronco, dai rami e dall’apparato radicale degli alberi ed è principalmente formata da cellulosa (50%), da lignina (25%), da acqua (24%), nonché da altri componenti quali azoto , tannino, olii essenziali, gomme, resine e via dicendo.
Il nome delle piante andrebbe dato sempre prima in latino, seguito dal nome comune o anche dialettale, mentre le varie specie prendono la denominazione di essenze.
Facciamo un esempio.
L’essenza Celtis Australis è una grossa pianta detta comunemente  Bagolaro, adatta alle alberature stradali per la sua resistenza all’inquinamento e caratterizzata dalla notevole forza che hanno le radici, tanto che il suo nome dialettale  è Spaccasassi: il legname che se ne ricava è flessibile e resistente;  per nostra comodità useremo sempre il nome comune.

Ai fini dell’intaglio è molto importante analizzare la struttura del tronco e i suoi eventuali difetti. Se partiamo dalla parte esterna e procediamo verso l’interno, troviamo per prima la corteccia che rappresenta a protezione dagli agenti atmosferici e dagli insetti e che è generalmente costituita da sughero. Naturalmente non tutte le piante danno una così abbondante quantità di sughero come nel caso della Quercus Suber, la quercia da sughero. Il libro  è posto subito dietro la corteccia e formato in pratica da vasi di linfa discendente. Analizzando più in profondità si trova il cambio che ha il compito di generare ogni primavera un nuovo anello detto alburno. Tutte queste componenti vanno subito eliminate, in quanto si tratta di legno fisiologicamente attivo, poco consistente perché di recente formazione, facilmente marcescibile e di colorazione più chiara.
Il vero legno  o durame  è difatti solo la parte più interne del tronco, da cui si ricava il prodotto commerciale utilizzabile per le più svariate lavorazioni: è compatto e di colore più scuro. Da questo momento in poi, quando parleremo di legno per scultura si farà riferimento sempre al durame.
I principali difetti del legno sono: nodi, fenditure, cipollature ed eccentrità del tronco.
- i nodi sono il punto di nascita dei rami laterali e possono essere sani quando sono ben aderenti al resto delle fibre o morti se si staccano completamente. Il fenomeno è molto evidente sul legno d’abete e sulle resinose in genere;
- le fenditure sono rotture, spaccature radiali nel tronco causate da improvvisi sbalzi di temperatura;
- la cipollatura è il segno lasciato durante la vita della pianta da gelate  o da improvvise calure che non hanno consentito un regolare accrescimento degli anelli, i quali si presentano difatti staccati in parte o totalmente. Il nome è dovuto per l’appunto alla somiglianza con gli anelli di una cipolla tagliata trasversalmente ;
- le eccentricità o le irregolarità del tronco sono anch’esse testimoni di fatti traumatici per la pianta o di una crescita su terreni difficili, generalmente in forte pendenza,
Le enormi differenze climatiche , di accrescimento e di composizione del suolo, assieme a svariati altri fattori propri dei paesi di provenienza, fanno sì che i legni non siano tutti uguali ma si distinguano in una miriade di tipi che genericamente si usa suddividere in essenze dure, tenere e resinose:
- i legni duri sono pesanti e resistenti, si lasciano lavorare con maggior difficoltà ma permettono dettagli più secchi e minuti: si possono  levigare sino a ottenere superfici  perfettamente uniformi, capaci di mettere in risalto le loro stupende strutture. Alcuni come il frassino o l’olivo richiedono una lavorazione molto faticosa, ulteriormente appesantita dal fatto che solo ferri o utensili dalla perfetta  affilatura danno buoni risultati, ma solo rifacendo spesso il filo; alla fine però è premiata dai superbi risultati;
- per iniziare sarebbe meglio rivolgersi verso legni medio-teneri, di cui il tiglio  rappresenta il perfetto prototipo: facilmente reperibile anche in pezzi di buone dimensioni, morbido sotto lo scalpello e tuttavia non privo di una sua apprezzabile consistenza, senza una venatura pronunciata , ma ben rifinibile e lucidabile;
- i legni teneri purtroppo non danno invece grandi risultati in termini di finitura perché spesso le superfici, anche dopo un’accurata levigatura, si presentano grezze e poco uniformi: tuttavia sono così cedevoli che è possibile intagliarli senza nemmeno usare il mazzuolo, spingendo lo scalpello solo con la mano.
- Le resinose italiane, delle conifere, hanno la tendenza a trasudare resina anche dopo molto tempo dal taglio r a stagionatura avvenuta; il loro legname si presenta di diverse durezze, ma sempre con evidenti venature rossastre e con gran quantità di nodi.
Non è una classificazione rigidamente scientifica ma piuttosto basata sulla valutazione e sull’esperienza fatta nel tempo delle proprietà fisiche, meccaniche e tecnologiche del materiale.
All’interno del Museo della  Scienza e della Tecnica, di Milano si trova, sino a qualche anno fa, un’eccezionale raccolta di tutto ciò che riguarda il legno: l Xiloteca Cormio. Mi  risulta che, dopo essere stata definitivamente smantellata, parte del materiale  sia confluito al Museo di Storia Naturale.
Un’ altra suddivisione riguarda le dimensioni che può raggiungere il tronco: modesta per gli alberi da frutto, apprezzabile per le più comuni latifoglie nostrane e gigantesca per i legni  tropicali. In più, attualmente alcune essenze extraeuropee come l’ebano o il mogano si trovano difficilmente e hanno costi  proibitivi.
Questo è dovuto in parte  ad aspetti di mercato ma soprattutto al dissesto  dei delicati equilibri ecologici del pianeta, alla deforestazione selvaggia e all’insensata gestione delle risorse verdi sia da una parte dei paesi produttori che da una parte di quelli consumatori. Insomma troppi legni stanno diventando sempre più rati e non si può escludere che in un prossimo futuro alcuni scompaiano del tutto!
Prima di passare a una più sommaria catalogazione , ricordo che la scultura in legno poco si presta a stare all’aperto: in un periodo compreso tra i tre e i cinque, sei anni, quasi tutti i legni marcirebbero completamente se esposti senza protezione alcuna agli agenti atmosferici.
Vorrei anche affrontare  subito il tema della stagionatura.
Si tratta di un’operazione necessaria al fine di migliorare le caratteristiche tecnologiche del legname, che diventerà meno soggetto a deformarsi e si potrà così  lavorare, incollare, verniciare e rifinire meglio.
Qualsiasi pezzo di legno proveniente da un albero appena abbattuto conserva nelle fibre e nei vasi linfatici una grande quantità d’acqua. Immaginiamo di avere a che fare con un grosso fascio di cannucce microscopiche, disposte verticalmente e piene di liquido (non  c’è solo acqua ma anche resina e linfa) che deve asciugare;  ovviamente non è possibile usare fonti di calore dirette in quanto si rischia i formare forti spaccature: quindi la sola soluzione è aspettare, lasciando che l’essiccazione avvenga naturalmente e gradatamente. Il processo è lentissimo, possono volerci anni, ma se ben condotto sarà la migliore garanzia di lunghissima via per il pezzo in questione: si pone il tronco all’aperto in un luogo ben riparato, ventilato , evitando i raggi diretti del sole, coperto da una tettoia che non lo lasci bagnare dalla pioggia  sollevato dal terreno di qualche decina di centimetri per mezzo di due spessori anch’essi in legno; è necessario rigirarlo di tanto in tanto in modo che la stagionatura sia più uniforme.
Il metodo appena descritto è tuttavia inconciliabile con le odierne esigenze del mercato che non può certo permettersi di aspettare anni per vendere il prodotto; si ricorre allora all’essiccazione rapida che avviene in appositi forni a circolazione forzata d’aria calda, vapore e particolari sostanze impregnanti destinate a proteggere il legno sin nelle fibre più minute: il tutto richiede poche ore. Comunque vada la stagionatura , il ritiro del materiale è notevole così come i movimenti e le fessurazioni anche  profonde; ciò che più conta è che il pezzo si muoverà sempre nella sua vita futura, gonfiando le fibre in presenza di umidità  o ritraendole in un clima secco, assecondando come un termometro qualsiasi  variazione meteorologica: lo farà molto meno  (stiamo parlando  dell’ordine di millimetri) se la sua essiccazione  sarà corretta! Ecco perché si dice che il legno  è un materiale  “vivo”: se possedete un vecchio mobile in legno massiccio, massello è il termine tecnico, potrete agevolmente verificare il numero e la profondità delle fessure e da lì capire la bontà o meno del lavoro dell’antico e sconosciuto artigiano.
Un buon scultore deve sapere prevedere tutte queste cose sia lavorando con un tronco unico sia unendo assieme più parti , consapevole che non avrà mai a disposizione un materiale omogeneo e che la deformazione di un pezzo andrà contrastata con quella contraria di un altro e che
comunque, col tempo, varieranno forma, dimensione e a volt anche proprietà.
L’elenco dei legni utilizzabili per la scultura è lungo ma personalmente ritengo che le essenze con le quali iniziare a lavorare devono essere facilmente reperibili nei dintorni: parchi cittadini, giardini privati o, per chi avesse l’incomparabile fortuna di abitare nei pressi di un bosco, nella selva stessa. Tutto è buono per iniziare o meglio diciamo che non c’è niente di così cattivo da impedirvi di tirare quattro colpi per saggiare le vostre abilità e la pasta del legno che vi è capitato a tiro.
Si consigli di cominciare con un’indagine “sul campo” per vedere se qualche contadino  ha deciso di tagliare quel noce, quel castagno o quel frassino  ed è disposto a darvi un pezzo di tronco. Un altro metodo molto redditizio consiste nell’aspettare i furiosi temporali estivi, durante i quali, a causa dell’acqua e di qualche stravento di troppo,  qualche vecchio albero cade rovinosamente al suolo.
Dopo averlo sramato e aver diviso il tronco in sezioni, i giardinieri comunali o l’agricoltore proprietario del terreno saranno ben felici di disfarsi di una parte altrimenti ingombrante , frequentemente destinata a rimanere a lungo sul suolo tanto da marcirvi: nei boschi descritti non sempre si può entrare in possesso di essenze di gran pregio e dimensioni perché altrimenti sarebbero  con profitto all’industria mobiliera; tuttavia non è nemmeno infrequente aggiudicarsi ottime rotelle (sezioni trasversali del tronco) di tiglio, anche di grandi dimensioni. Questa essenza è molto diffusa e non c’è strada alberata o parco che non ne annoveri diversi e annosi esemplari; il suo legno è tenero, lavorabile  senza alcuna fatica, privo di grosse venature e dal colore giallo pallido tanto da guadagnarsi  il titolo di “legno dello scultore”. Anche il ciliegio è di facile reperibilità ed è molto apprezzato per il suo colore rossiccio, destinato ad intensificarsi  con l’esposizione alla luce; il legno è piuttosto duro , ma rappresenta un ottimo materiale per la possibilità di levigarlo molto finemente.
Anni fa abbattei un paio di ciliegi assai vetusti, piuttosto malconci e pericolosi per i giardini nei quali si trovavano: una delle due piante aveva il tronco quasi completamente cavo, roso dai parassiti e dalle malattie  e ne trassi solo alcune tavole non molto spesse, dall’altra invece ottenni pezzi molto validi dalle ramificazioni laterali: è una singolare esperienza ricordare la pianta nel suo fulgore, vederla patire, doverla poi abbattere e infine lavorarla sino a estrarne le scultura che adesso sta sul  vostro tavolo. E’  superfluo aggiungere che le opere che ha ricavato dal legno di quei ciliegi oggi mi sono particolarmente care.
Il noce è un legno duro,  di facile lavorazione, che può essere levigato perfettamente e il cui tronco raggiunge buone dimensioni l’importanza che riveste nel campo dell’arredamento è nota a tutti, così come il suo colore marrone scuro dalle evidenti venature. Si tratta davvero di un  materiale eccellente, molto resistente nel tempo, anche se soggetto alle infestazioni dei tarli, che purtroppo sta diventando sempre più caro.
Analogo discorso per il castagno , che tuttavia presenta una certa tendenza a spaccarsi.
I legni di alcuni alberi da frutto non consentono di poter disporre di grosse pezzature a causa  delle modeste dimensioni dei tronchi: è il caso del  pero  e dl melo,  che sono mediamente duri , a venatura compatta e poco evidente, dal bel colore bruno-rossiccio  e che rappresentano entrambi ottimi materiali da scultura. E’ più facile trovare grossi pezzi di alcune conifere quali l’abete o il pino, ma il loro legno è assai tenero, bianco-giaallo a venature  assai evidenti, resinoso, tende a tarlasi e a spaccarsi e certo no n rappresenta un gran materiale da intaglio. Inoltre bisogna non sottovalutare il fatto che si tratta di materiali sempre molto nodosi.
Ammesso di poterne reperire, è meglio usare una varietà di pino proveniente dall’America, il Pitch Pine che, crescendo lentamente, ha caratteristiche  nettamente superiori.
Un’altra conifera nostrana, il tasso, ha invece un legno duro arancio-brunastro dalle splendide venature: può essere lucidato con ottimi risultati e si presenta così elastico e compatto che era addirittura usato per la fabbricare archi.;  prestate però attenzione agli aghi, ai semi contenuti nelle caratteristiche bacche rosse e alla corteccia poiché sono velenosi: l’albero ha così finito per portarsi appresso un immagine tetra al punto da esser denominato  anche albero della morte. Ovidio immaginava ombreggiata da tassi la strada che portava agli Inferi e i Romani si incoronavano di tasso nei giorni di lutto.
Il frassino invece era sacro ai popoli scandinavi e Plinio ne raccomandava il succo delle foglie come antidoto al veleno delle serpi. Queste convinzioni oggi respinte non sminuiscono tuttavia la grande reputazione del suo legno, molto duro e resistente, a grana grossa e di colore biancastro, ma non certo facilissimo da scolpire.
Cedro e larice rappresentano buoni materiali da lavoro in quanto di media durezza  di non difficile intaglio:: sono legni resinosi, profumati ed estremamente durevoli.
Il cedro in particolare ispirò sempre l’idea, per il portamento maestoso, che il suo legno fosse incorruttibile.
Il cirmolo è una varietà di pino (pinus cembra) a crescita lenta, tanto adatto ad essere scolpito che è diventato il materiale preferito dalla famosa scuola tradizionale dei maestri intagliatori della Val Gardena.
Il faggio si lavora bene e si leviga perfettamente in quanto è un legno duro: la sua venatura è compatta e fine, come se si trattasse di corti trattini allineati.
Tipico dell’area mediterranea  è l’olivo,, dallo splendido legno durissimo, specie quand’è completamente stagionato, dalle inconfondibili venature quasi nere evidentissime su fondo bianco-giallastro. Trovare pezzi di grosse dimensioni è difficile quasi quanto lavorarlo.
Il rovere è il legno ricavato dalla Quercus patraea .
Come quello di tutte le altre varierà di quercia è un materiale duro e pesante, durevole, dalle evidenti venature , molto pregiato ma di non semplicissimo intaglio: Non per  nulla le querce sono da sempre considerate un simbolo di forza (in latino robur) e di maestosità: oggi questo tipo di vegetazione sta ormai diventando raro nel nostro paese.
Se si vuole prelevare direttamente il materiale dalla natura è necessario imparare a intuire quali saranno le  condizioni interne del legno: spesso un tronco apparentemente perfetto si rivela, già in fase di sgrossatura, pieno di carie e di difetti tali da compromettere completamente l’opera.
E’ necessario allora saper leggere e interpretare alcuni segnali, destinati a diventare sempre più chiari con l’esperienza che man mano acquisirete.
Preferite sempre alberi tagliati rispetto a quelli abbattuti dagli agenti atmosferici  perché sarà più facile trovare un legno sano; se l’albero è molto vecchio è probabile che sia malato e dunque il tronco o l’apparato radicale non resisteranno a eventi atmosferici d’intensità superiore alla norma ; se prelevate legno da questi esemplari , preferite le pezzature ricavate dai rami laterali: saranno di buone dimensioni vista l’età della pianta e meno soggetti a deteriorarsi; attenzione anche al distacco parziale della corteccia quando la pianta è ancora viva: si tratta di un chiaro indizio di gravi patologie; preferite la parte di tronco sopra una potatura di un grosso ramo laterale perché dalla ferita potrebbero essere entrati parassiti o acqua ed essersi così formato del marciume anche a notevole profondità.

L’alternativa a questo meticoloso lavoro è rappresentato dall’acquisto si legname presso una segheria . Tralasciando il discorso relativo ai cosi, potrete essere ragionevolmente sicuri della bontà del materiale e trovare legno già stagionato in una grande varietà di forme , stati ed essenze: tronchi già scortecciati , squadrati , rotelle, assi di grosso spessore, tavole in tutte le dimensioni possibili. Naturalmente si potranno reperire anche legni tropicali  come il teak, il mogano,  o il palissandro, ma prestate la massima attenzione al prezzo, che sarà da capogiro !  Dopo il prezzo, sarà utile dare un’occhiata anche al peso. I  Maestri giapponesi di bonsai hanno uno strano modo di definire la dimensione dei loro capolavori  vegetali, che adotteremo anche noi. Si definisce una pianta da una mano, da due anni o da quattro,  indicando con ciò un peso facilmente portabile utilizzando soltanto un braccio , impegnandosi con tutta  la persona o coinvolgendone un’altra. I nostri tronchi da scultura saranno dunque da due mani con la necessaria tolleranza, calcolando pure che un po’ di materiale verrà tolto. A questo punto bisogna osservare se il tronco che striano lavorando è intero e completo  anche di corteccia oppure già ridotto al solo durame. Nel primo caso è necessario togliere corteccia, alburno e arrivare al lagno sottostante usando un largo scalpello che si rovinerà un poco per la   presenza di terra o piccoli sassi sul tronco, ma è una operazione abbastanza grossolana  che non necessita di particolari attenzioni.
Solo dopo aver tolto la corteccia si può pensare ai tagli da fare con la sega a nastro o a mano. Il terrore di ogni buon falegname è quello che le sue preziosissime e affilatissime lame possano rovinarsi incontrando accidentalmente un sassolino o, peggio, un chiodo: si tratta di una preoccupazione pienamente  condivisibile visto che la cura con cui si tratteranno gli oggetti taglienti non sarà mai eccessiva. A questo punto si inizia il lavoro di carpenteria..
Per seguire il lavoro in ogni sua fase ha infatti diviso i vari interventi in  quattro diversi momenti: la carpenteria, l’intaglio, le giunzioni, la modellatura e levigatura della superficie . Le finiture del legno sono oggetto di uno specifico capitolo a parte.






 
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